Un occhio clinico sugli svedesi – Gli stereotipi

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Ormai sono arrivata al mio quinto mese in Svezia, e mi sono presa il mio tempo per osservare gli svedese ed il loro stile di vita.

Cominciamo con il dire che ci sono alcuni stereotipi su di loro, come su ogni Paese a dire il vero. Alcuni preconcetti sono veri, altri, fortunatamente, si sono rivelati infondati. Perlomeno dove vivo io, perché da più parti mi è stato detto che a Stoccolma, invece, gli stereotipi sugli svedesi trovano molti, moltissimi riscontri. Cominciamo con i principali:

Stereotipo n.1: Gli svedesi sono freddi

Ma sarà vero? Devo essere sincera: all’inizio della mia esperienza come au pair, partendo dalla calda Italia, con la gente sorridente, che ti invita per un caffé, ecc… Beh, la paura di ritrovarmi in mezzo a gente che non ti saluta nemmeno non era allettante. Non sapevo se crederci, ma un po’ di timore al riguardo lo avevo, specie perché sono io in primis molto timida, cosa che non aiuta in fatto di amicizie nemmeno con la gente del tuo Paese natio.

Ma mi sono dovuta ricredere. Gli svedesi non sono freddi, ma sono riservati, perlomeno all’inizio. Sono incredibilmente gentili, salutano tutti con il più caldo dei sorrisi. E no, non ti invitano a casa loro per un caffé se non ti conoscono, ma nemmeno io lo farei (però io son di Torino, quindi forse anche io sono troppo nordica per gli standard italiani). La verità è che si prendono il loro tempo: non sono tipi sdolcinati, da mille baci sulla guancia, ma sono persone di cuore. E forse è per questo che ci mettono tanto ad aprirsi, ma una volta che lo fanno è fatta, e fai parte della loro vita per sempre.

Gli svedesi sono persone educate, con un’alta concezione del rispetto. Questo ovviamente influenza molto anche il loro modo di approcciare le persone: non lo fanno se pensano che potrebbero disturbarvi. Ma se siete in una situazione che facilita, invece, si mostrano molto amichevoli. Un esempio l’ho avuto giusto una settimana fa, durante una serata di Salsa. Il posto era incantevole, vicino alla spiaggia, al tramonto. Ebbene, c’erano molte persone che volevano imparare a ballare. L’istruttore ci ha insegnato i passi base, che potevamo fare anche da soli. Ma poi è arrivato il momento di formare delle coppie, ed io avevo già paura di ritrovarmi da sola. Invece non è stato affatto un problema, ho ballato con varie persone e mi sono divertita tanto. E tutti erano amichevoli, gentili, e comprensivi nei miei confronti per il fatto di essere abbastanza impacciata. Con l’occasione ho potuto anche allenare il mio svedese, che è ancora molto basic.

Il punto è che, se si è in una situazione in cui tutte le parti sono lì per socializzare, loro lo fanno. Ma se siete sedute al bar a bere un drink, difficilmente succederà, a meno che non siano ubriachi.

Stereotipo n.2: Gli svedesi sono tutti biondi, e tutti belli

Ammettiamolo: l’idea di un uomo o di una donna svedesi spesso è accompagnata da capelli lunghi e biondi, occhi azzurri e cristallini e pelle chiarissima e luminosa. Ma in realtà gli svedesi sono molto diversi fra di loro, e non sono tutti belli come si crede. Di donne molto belle ce ne sono, ma come ce ne sono in qualsiasi parte del mondo. E certo, capisco che, specie in un Paese come l’Italia, dove la prevalenza delle persone hanno occhi e capelli scuri, il biondo viene visto come esotico e la bellezza nordica come eterea. Ma, in genere, non bastano i capelli biondi a rendere una persona bella.

Le ragazze svedesi bionde sono tantissime, gli uomini invece ho notato che a volte hanno un aspetto più eterogeneo. Tuttavia, uomini e donne spesso non hanno i tratti dolci che in genere si associa agli svedesi, ma più volitivi. Inoltre, non so perché ma qui le ragazze sembrano ossessionate dall’avere la pelle più abbronzata possibile, probabilmente associandolo ad una bellezza più sana. Forse, avendo così poche ore di Sole durante l’anno, anche in inverno vogliono dare l’idea di essere appena tornate dai tropici e di aver fatto il pieno di vitamina D. Non ne ho idea, fatto sta che si vedono tantissime ragazze con la pelle di uno sgradevole colore arancione. Sul trucco, poi, varia molto. Ho visto tantissime ragazze senza trucco come tantissime ragazze che sembravano essersi fatte il bagno nel fondotinta. Per quello, credo non siano affatto diverse dalle italiane nel loro rapporto con il trucco: dipende dalla persona. Sul modo di vestirsi e di truccarsi, però, vorrei fare un altro post a parte più approfondito, quindi non mi dilungo troppo qui.

Vi basti sapere, però, che se pensate che qui siano tutti modelli, non è proprio così.

 

Stereotipo n.3: fa sempre freddo

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Ok, qui faccio una breve introduzione per spiegare la geografia del luogo. La Svezia è molto grande, ed è divisa in tre grandi macro regioni, partendo dal Nord verso Sud: Norrland, Svealand e Götaland.

Io vivo a Malmö, la città più a sud della Svezia, che confina con la Danimarca e si trova nel Götaland. E in questo periodo dell’anno non solo è calda, ma anche afosa. Ma posso capire lo stereotipo, che considero in parte vero, perché essendo una Paese così grande ha anche diverse temperature a seconda della regione in cui ci si trova. Per esempio, se a Malmö ci sono 24 gradi, è molto facile che a Stoccolma (che si trova nella regione chiamata Svealand) si sia sotto i 20. Peccato che la regione più grande sia il Norrland, che occupa più o meno i due terzi della Svezia e comprende la Lapponia. E lì si, fa sempre freddo. Credo non si vada mai oltre le nostre temperature primaverili, quindi al massimo si raggiungono i 15 gradi nei mesi più caldi dell’anno. Tuttavia non ci sono ancora stata, quindi prendete queste informazioni con le pinze. L’estate, in genere, qui è più corta e già a luglio il tempo diventa più instabile. Ad Agosto già potrebbero esserci le stesse temperature che noi abbiamo in autunno, ma anche lì varia dalla regione. Diciamo che, vivendo a Malmö, dovrebbe andarmi ancora bene.

Presto scriverò ancora sullo stile di vita svedese, anche per allenare le mie capacità d’osservazione.

Hej då!

Le foto presenti nell'articolo non sono di mia proprietà, ma trovate su Google
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La vita in Svezia

È da davvero tanto tempo che non scrivo più nulla, e questo è dato dal fatto che, finalmente, le mie giornate sono scandite da un ritmo più veloce di quanto fossero all’inizio.

Ho finalmente cominciato i corso di Svedese. La Svezia è un posto molto, molto costoso, e i diversi corsi privati che ci sono qui a volte hanno prezzi molto alti, considerato che ci sono anche i libri da acquistare. Un’ottima soluzione l’ha trovata la mia host family, che mi ha iscritta all’SFI, ovvero School for Immigrants. Io non sono un’immigrata, ma diciamo che cercano di chiudere un occhio in favore di una maggiore integrazione. Infatti, qui cercano di integrare il più possibile gli stranieri, poiché in questo modo hanno anche un maggiore controllo. Questo è anche lo stesso motivo per cui incentivano molto gli stranieri a richiedere il personnummer. In pratica, detto molto alla spicciola, è la carta d’identità svedese. In questo modo, ti possono registrare nel loro sistema, il ché non è affatto male perché, nonostante da quel momento tu debba pagare le tasse, sei maggiormente tutelato in un Paese straniero. Normalmente, per le au pair le tasse le dovrebbero pagare le famiglie, perché sono loro a dover pagare il lavoratore. Nel mio caso è un po’ diverso, perché nella mia host family sono la prima au pair che ha voluto richiedere il personnummer, e nel contratto questo non c’era, è stata una scelta mia. Se per caso qualche ragazza che vuole fare la stessa esperienza passa di qui, le consiglio vivamente di parlare di questo con la famiglia  che la ospiterà, perché credo sia importante. È anche vero che dipende dal singolo caso: le precedenti au pair della mia host family non avevano in programma di studiare e vivere qui dopo aver lavorato come au pair, volevano tornare nei loro Paesi. Io, invece, ho un programma diverso per il mio futuro, ed essere registrata qui come cittadina mi facilita molto per l’iscrizione all’università e la ricerca di un lavoro. A tale riguardo, è praticamente essenziale saper parlare lo svedese: se non parli la lingua locale è davvero tanto, tanto difficile trovare un lavoro, anche per il più umile possibile.

Questo è il motivo per cui sto cercando di integrarmi il più velocemente possibile.

Il corso che frequento mi tiene parecchio occupata, poiché è intensivo: vado lì ogni mattina per quattro ore, per poi tornare a casa, mangiare e iniziare a lavorare. Dunque, ho degli orari abbastanza serrati, ma vedo già molti risultati, il ché è incoraggiante. Inoltre, è ottimo anche perché la scuola ha un sito internet dove potersi esercitare anche a casa e ti forniscono gratuitamente il libro di grammatica. L’unico altro libro che serve, io ed i miei compagni di corso l’abbiamo facilmente trovato nella biblioteca accanto a dove studiamo. Cercano di facilitare il più possibile l’istruzione, e si vede.

Un’ottima cosa riguardo al corso è anche il fatto che si possono fare moltissime amicizie. Ho incontrato due altre ragazze italiane, tantissimi siriani, molte filippine, un inglese ed un americano, una donna cinese ed una donna thailandese. Al corso, ci sono prevalentemente rifugiati siriani, poiché tantissimi di loro sono fuggiti dal loro Paese e sono arrivati qui in cerca di una vita un po’ migliore. Lo Stato li tutela molto, addirittura li paga per venire al corso, e per quel che mi riguarda credo sia un metodo molto lungimirante, atto a non avere problemi, specie dopo l’attacco terroristico di un po’ di tempo fa.

Un altro metodo, che si è rivelato molto proficuo, per stringere nuove amicizie è inscriversi a gruppi FB di au pair che si trovano nella propria città. Io, per esempio, mi sono iscritta al gruppo “Au pair in Malmö”, e la mia rete di amicizie si è enormemente ingrandita da quando sono arrivata qui.

Dunque, questo periodo si sta rivelando ottimo. I rapporti con la host family, tra l’altro, sono ottimi e più stretti. E Betty, la bambina, che all’inizio era un po’ diffidente, adesso si è affezionata molto a me. Oggi è il suo compleanno, e per farle un regalo qualche giorno fa l’ho portata con me a fare shopping. Le è piaciuto moltissimo, mi ha anche detto che è stata la prima volta che un’au pair l’ha portata a fare shopping e le ha permesso di scegliere quello che voleva. All’inizio non ci ho molto creduto, sarò sincera, ma la madre me l’ha confermato. L’ho trovato un po’ strano, perché è vero che non fare un regalo non è dovuto, né da parte dell’au pair, né da parte della famiglia ospitante, ma credo sia un ottimo modo per rinsaldare i legami e omaggiare la persona che lo riceve. Credo che Betty abbia capito che mi sta a cuore, e quindi ora si è sciolta molto con me. Mi ha anche preparato un muffin al cioccolato tutto per me, ed è stato un pensiero dolcissimo.

Dunque, è davvero un periodo favorevole per me. L’unica nota stonata è stata con quello che ora posso definire il mio ex. E no, non è stata la distanza il problema. Le relazioni a distanza possono essere molto problematiche, ma in questo caso era l’ultimo dei nostri problemi e ne ho preso atto molto in fretta. Credo che, soprattutto per chi vive queste relazioni, sia necessario avere un po’ di spirito critico e capire se può funzionare o meno. Nel caso di Juliet e Patrick, per esempio, ha funzionato comunque. Mi hanno raccontato molto della loro storia, del loro matrimonio, essendo grandi sostenitori della condivisione, dell’apertura con le persone. E Juliet in particolare mi ha spesso raccontato di quando per un periodo lei abitava qui in Svezia con i bambini mentre lui doveva lavorare in Africa per quattro mesi. Nel loro caso, credo sia stato anche più difficile, perché c’erano dei figli di pochi anni in mezzo, mentre nella maggior parte delle relazioni a distanza le persone coinvolte non sono ancora sposate, né tanto meno hanno figli. Ma, essendo il loro rapporto già comprovato, hanno resistito, anche se per farlo hanno dovuto fare terapia di coppia perché erano sull’orlo del divorzio.

Per quel che mi riguarda, credo che la distanza possa essere semplicemente un fattore da prendere in considerazione, ma i problemi sono altri. Alle volte, semplicemente, non c’è più sentimento, o non c’è onestà, o comunione d’intenti. Credo che siano queste le basi di tutto e le cose su cui si debba lavorare, cosicché la distanza non sia affatto un problema.

Per fortuna, non sono il tipo di persona incapace di stare da sola, senza un fidanzato accanto, quindi la singletudine non mi spaventa. Nonostante questo, all’orizzonte c’è qualcuno. Ho conosciuto un ragazzo, olandese, alto due metri e con un fisico mozzafiato. Ha l’aria da bel tenebroso, e ha una certa somiglianza con Orlando Bloom in versione bionda da LotR. E con questo credo di aver detto tutto.

Mi ha anche ospitata a casa sua per dormire un paio di volte, senza che ci abbia provato. Questo non perché non sia interessato, dato che poi mi ha fatto capire che invece lo è, ma perché c’è propria una diversa cultura. In generale, qui la regola per flirtare è all’opposto dell’Italia: non è l’uomo a fare la prima mossa, ma la donna, e questo non solo in Svezia ma un po’ in tutti i Paesi nordici. Questo perché il Femminismo qui imperversa, ed è facile che un uomo che ci prova venga visto come un molestatore. Personalmente, credo che qui il Femminismo sia un pochino esagerato, nel senso che spesso è andato non ad incitare la parità tra i sessi ma la supremazia della donna sull’uomo. Di conseguenza, qui gli uomini sono molto più reticenti, e bisogna fargli capire chiaramente il proprio interesse senza mezzi termini. Solo allora si dimostrano a loro volta interessati. Questo è anche il motivo per cui molti uomini svedese, superata una certa età, se non hanno trovato ancora una moglie qui la cercano spesso all’estero.

Riguardo alla cultura svedese, sto imparando molto ma, spesso e volentieri, tramite l’esperienza di Juliet: è lei che mi racconta un po’ della gente qui intorno, altrimenti io non saprei proprio cosa dire al riguardo, perché è difficile entrare in contatto con loro. Gli unici svedesi che conosco e che mi hanno accolta sono Patrick e sua madre, che è una donna straordinaria, per inciso.

È Juliet, però, che ha un occhio da “straniera in terra straniera” e che può più facilmente capire meglio il distacco tra loro e noi. È lei che mi ha raccontato di come, alle volte, si sia sentita poco accolta, o indesiderata, o come, specie qui a Ljunghusen, che è la versione svedese della Orange Counrty californiana, dove c’è la gente bene, ricca e facoltosa, siano un po’ tutti fatti con lo stampino: mi ha raccontato di come su Facebook tutte le donne della zona siano vestite in maniera quasi completamente uguale, perché frequentano gli stesso posto, gli stessi negozi, e seguono tute le ultime tendenze. E tutti quanti hanno le stesse macchine, lo stesso stile d’arredamento, ecc… Questo perché valutano molto l’apparenza. Addirittura, i loro vicini di casa hanno una villa ed una macchina costose, che però in realtà non si possono permettere, ed infatti non vanno a fare la spesa in negozi costosi ma da ICA, che sarebbe l’equivalente dei discount nostrani. Ma ce la mettono tutta per apparire più ricchi di quanto siano.

L’apparenza, qui, è davvero tanto importante: non è un caso se tutti i sedicenni che vedo girare per la città vestono firmato da capo a piedi. L’oggetto di culto è rigidamente rispettato, e la pressione sociale per quanto riguarda studiare nelle scuole giuste, frequentare la gente giusta e avere il lavoro giusto sono altissime. Non è un caso che la Svezia vanti tristemente un tasso di suicidi tra i più alti d’Europa, e certo, può essere anche per il fatto che nel corso dell’anno le ore di luce giornaliere siano minori rispetto al Sud Europa, e che questo influisca sull’umore. Ma non si arriva al suicidio solo per quello. Credo che la gente qui provi disperatamente a conformarsi ad uno standard, nella convinzione che poi saranno felici e soddisfatti. Ma che succede se non si arriva mai a quello standard, soprattutto visto che è così alto? Cosa succede se non si ha avuto il tempo di formarsi anche un carattere forte che sostenga questa pressione, una maggiore fiducia in se stessi? Cosa succede se per tutto il tempo il giudizio altrui è stato più forte del proprio, e non si è badato mai a chiedersi cosa ci rende davvero, intimamente, felici?

Credo che in Italia, come in Spagna, in Francia e in tutti qui Paesi maggiormente a Sud, siamo in generale più spontanei, e questa è una salvezza in questi casi.

La madre di Patrick, per esempio, è un’eccezione: è una bella donna di settant’anni che vive la vita con giovialità e se la gode. Ha viaggiato tanto, ha imparato a fregarsene del giudizio altrui e ad essere aperta. Ed è fantastica!

Oggi approfitterò della bella giornata per andare in spiaggia a prendere un po’ di tintarella, in compagnia di due altre au pair colombiane, che hanno una visione della vita estremamente latina, come me. E, nel frattempo, pianifico le vacanze che mi aspettano ad agosto.

A presto e buon proseguimento!

Oggi è stato l’ultimo giorno settimanale di lavoro, ed i giorni a seguire saranno più riposanti, perché la famiglia Andersson (nome di fantasia, ho semplicemente scelto il cognome svedese più comune) sarà fuori fino a giovedì.

E vorrei prendere la palla al balzo per descriverli un po’ meglio, così che possiate farvi un’idea.

Mr. Andersson è il tipico capofamiglia vecchio stampo. E’ svedese puro sangue, dai tratti nordici e i capelli biondo chiaro. Con l’età si è un po’ appesantito, ma da giovane era davvero un bell’uomo.

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(Mads Mikkelsen, un attore che gli somiglia molto)

Sembra un’enciclopedia vivente: sembra quasi non ci sia nulla che quell’uomo non sappia. Lavora a livello internazionale per una ditta molto importante, quindi capita spesso che sia in viaggio, ed è molto bene informato sulle situazioni politico-economiche degli altri Paesi. Ha una passione per i quotidiani e legge religiosamente il Financial Times. A volte è estremamente rigoroso, e da quel che ho capito è una questione che fa nascere ogni tanto qualche battibecco con Mrs. Andersson, specie quando lui riprende la piccola Betty, ma il più delle volte è un uomo pacato, con le sue idee, che però esprime sempre con molta educazione. Inoltre, a volte è capace di una gentilezza quasi commovente.

Mrs. Andersson è una donna bella e affascinante. E’ inglese, ha una quarantina d’anni ma ha il corpo di una ragazzina. E’ una di quelle persone che sanno stare a contatto con la gente, il ché l’aiuta molto con il suo lavoro, dato che si occupa di gallerie d’arte. In un mese che sono qui non l’ho mai vista arrabbiata, al massimo solo un po’ severa quando Betty comincia a fare i capricci, ma il più delle volte ha il sorriso stampato in faccia ed è molto cordiale. Non c’è una cosa che questa donna non abbia fatto: ha scritto un libro, ha partecipato ad una maratona, ha viaggiato in tantissimi posti (compresa l’Italia, dove ha vissuto per sei mesi), ha lavorato per una casa editrice e adesso gestisce una galleria con molto successo. Insomma, una di quelle donne che sembrano davvero essere uscite da un telefilm. Per lei devo ancora trovare un’attrice che le somigli e con cui farsi un’idea.

Entrambi i coniugi hanno delle ottime maniere, che forse al giorno d’oggi sono considerate anche un po’ antiquate, ma che fanno sempre piacere. Stanno molto attenti a come sono seduti a tavola, la sera ceniamo sempre tutti insieme, ci si alza solo quando tutti hanno finito e, a fine pasto, si ringrazia sempre chi ha cucinato. Magari per altre persone sarà la norma, ma per me è qualcosa di assolutamente straordinario.

E’ un po’ il tipo di famiglia “old style” che si vede di solito nei telefilm. E, se magari può far nascere il sospetto che sia tutta forma e niente contenuti, in realtà ho visto che sono davvero molto premurosi e attenti gli uni agli altri. Si aprono molto, comunicano e sono anche tanto empatici. Ma la loro è un’eccezione, non la regola.

La piccola Betty è, invece, una bambina molto assennata. Ogni tanto è testarda come un mulo e non ne vuole sapere di fare quel che le dico, ma sono solo brevi momenti, e in genere è molto educata e rispettosa. Comincia a fare i capricci solo quando è tanto stanca, da brava bambina di appena sei anni: non ci si può aspettare che non ne faccia mai.

Per lei questo mese è stato un po’ duro: Mrs Andersson è stata tutti i giorni alle prese con la galleria e non le ha potuto dedicare molto tempo, cosa a cui la piccola non è abituata, visto che di solito la madre lavora da casa. In più, sono arrivata io a sostituire la precedente au pair, e per quanto mia sia sempre comportata in modo gentile con lei, senza sgridarla e senza assumere comportamenti che avrebbero potuto farle avere un’idea negativa di me, rimango comunque ancora un po’ un’estranea, e serve tempo per conoscersi. Va un po’ a momenti: a volte è a suo agio con me, altre volte non molto,e io rispetto i suoi spazi e la lascio tranquilla.

In questi giorni avrò a che fare solo con i cani e potrò godermi un po’ di tempo libero, magari visitando Copenhagen.

Lo scorso weekend sono andata a Malmö e ho visitato il Malmöhus, ovvero il castello. In passato era un forte, ed è stata anche per moto tempo una prigione, ma adesso ospita all’interno il Museo di Storia naturale, l’Acquario, il Museo d’Arte (la parte che mi è piaciuta di più) e il Museo dedicato alla storia del Castello stesso.

Sx: Una statua raffigurante un giullare posta nel cortile del castello
Dx: Statua Neoclassica all’interno del Museo d’Arte

Visitarlo per intero mi ha preso tutta la mattinata ma è stato davvero molto interessante, e per di più l’entrata costa solo 47 corone, pari a 4 euro e qualcosa.

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Coralli all’interno dell’Acquario

Dunque vale la pena di visitarlo, se vi capita di farci un salto.

Dopo la visita al museo, sono andata nella piazza chiamata Lilla Torg, che ha uno stile architettonico molto caratteristico, in cerca di un ristorante in cui pranzare. La scelta è caduta su quello che aveva il nome più italiano: “La Grappa”. Mi sarebbe piaciuto pranzare fuori ma era già tutto pieno: essendo una bella giornata di sole, anche se fredda, gli svedesi ne hanno prontamente approfittato, essendo una rarità in questo periodo. Sono comunque stata fortunata, perché dieci minuti dopo che mi ero accomodata al tavolo è entrato un nutrito gruppetto di persone. E… sorpresa! Erano italiani: urologi venuti dalla Toscana per partecipare ad un congresso a Copenhagen. Dopo dieci minuti che stavamo parlando, mi hanno praticamente trascinata al loro tavolo, e devo ammettere che è stato davvero bello avere quell’accoglienza, senza parlare del sollievo che si è nel poter parlare almeno per un po’ nella propria lingua madre. Sembra un’idiozia, specie per me che sono da sempre anglofila amante della lingua inglese, ma mi mancava davvero tanto sentire e parlare l’italiano.

Ho fatto un po’ da Cicerone e li ho portati a vedere il Turning Torso, per poi accompagnarli alla stazione da dove avrebbero preso il treno diretto a Copenhagen. E’ stato davvero un incontro piacevole, e spero mi capiti più spesso ci incontrare altri italiani qui.

Come un criceto sulla ruota

Un’altra nevicata ha dato il via a questa giornata. Da quando sono qui ha nevicato per la maggior parte del tempo, ma questo non mi ha affatto impedito di esplorare i dintorni, anche se avrei decisamente preferito farlo con il sole. Più che altro perché questo tempo stuzzica l’orso pigro che dorme in me, e che vorrebbe felicemente svernare fino alla comparsa dei primi segni della primavera.

Sabato sono stata a Malmö per gran parte della giornata, prevalentemente per comprare tutte quelle cose lasciate in Italia per paura che in aeroporto non le facessero passare, come forbicine, tagliaunghie, ecc. Non essendo proprio un’esperta di aerei, ho preferito evitare di ritrovarmi a dover spiegare la presenza di oggetti possibilmente pericolosi, anche se poi ho scoperto che solo con il bagaglio a mano avrebbero potuto esserci problemi. “Prendi e porta a casa per la prossima volta”, ho pensato.

E intanto ne ho approfittato per passarmi una giornata da sola, lontana dalle solite quattro mura dove trascorro il resto della settimana, e abituarmi a sentir parlare un’altra lingua, di cui per ora non capisco nulla. E’ un po’ straniante, e mi ha fatta riflettere su come si debbano sentire i turisti quando capitano in Italia. Perché, diciamocelo, non tutti parlano in inglese da noi, io stessa lavoravo in un posto dove ero l’unica a parlarlo. Ed è stata una grande fortuna quelle volte, rare a dire la verità, in cui mi sono trovata a doverlo utilizzare. Però la maggior parte delle persone in Italia non lo sanno, e se lo sanno ne sanno poco, perciò non è facile per una persona straniera riuscire a muoversi agilmente nelle nostre città se ha bisogno di una qualche indicazione, o di una semplice informazione.  Io, perlomeno, ho un’àncora di salvezza che mi permette di poter comunicare anche se non conosco la lingua locale, in vista del momento in cui potrò cominciare a studiarla.

Mi sono mossa da sola in città. Non avevo proprio le idee chiarissime, conoscevo solamente poche strade, ma in qualche modo (e con il grosso contributo di Google Maps) ce l’ho fatta, riuscendo anche a tornare a Ljunghusen con l’autobus, senza dover chiamare in soccorso nessun membro della famiglia. Mi sono sentita finalmente in grado di muovermi da sola, senza dovermi fare accompagnare da tutte le parti come se fossi ancora una bimba, e bisogna dire che gli svedesi, nonostante la fama che li vuole poco cordiali, si sono mostrati molto disponibili ad aiutarmi ogni volta che chiedevo loro un’informazione.

Domenica, invece, sono rimasta qui nei dintorni, spingendomi solo fino alla vista sul mare, che in questo periodo è una piattaforma completamente ghiacciata e grigia, su cui i bambini svedesi possono liberamente pattinare, senza alcun rischio visto il freddo che fa. E poi, per scaldarmi, sono andata in una piccola Bakery qui vicino, dove vendono sia i dolci locali, sia alcuni più internazionali. Mi sono lasciata consigliare dalla commessa, dai tratti molto indiani ma che conosceva perfettamente lo svedese, e ho potuto immergermi nel ripieno di panna di un Semla.

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E’ un dolcino dall’aspetto invitante, e anche abbastanza ipercalorico, talmente dolce che a metà ho sentito lo stomaco chiudersi per arginare la botta di nausea che stava salendo. Ho dovuto mangiarlo in due round. Buono è buono, ma credo che in Italia non siamo abituati, nonostante la grande varietà di dolciumi, a tanto. I Semla ricordano molto quei pasticcini alla panna che abbiamo anche in Italia, solo che i nostri sono nettamente più piccoli, e non hanno anche la crema di mandorle, che invece nei Semla forma un bello strato.

A proposito di dolciumi, consiglio vivamente la cioccolata svedese, perché è di una bontà incredibile.

Dopo questa breve parentesi zuccherina, la settimana ha ripreso con il suo solito tran tran, senza troppi alti e bassi, tranne ieri: è stata la prima brutta giornata passata qui in Svezia.

Ieri Betty, la bambina, era a casa da scuola. A quanto pare, qui c’è l’usanza di lasciare i bambini ogni tanto a casa per farli riposare, qualcosa che in Italia non si è mai vista. Considerato, poi, che si sta parlando di una bambina di 6 anni, che a scuola sta appena imparando a leggere e a far di conto, mi lascia un po’ perplessa questa cosa, soprattutto per il poco preavviso: persino la madre non ne sapeva nulla fino alla sera prima, e mi chiedo come mai. Perché la scuola non l’ha avvertita?

In ogni caso, dato che i genitori non ci sarebbero stati tutto il giorno, dovevo essere io a badare a lei. Per fortuna, Betty è una bambina non troppo difficile e mi ascolta abbastanza, quindi è stato facile intrattenerla. La mattina siamo andate a Höllviken, dove ci sono un po’ di negozi, la libreria e qualche servizio in più. Siamo entrate in un negozio che vendeva vestiti firmati, e lei ovviamente avrebbe svaligiato il negozio. Dal canto mio, ho potuto comprarle solo una collanina di quelle per migliori amiche, a forma di un cuore che si può dividere, di modo che ognuna abbia la propria metà. Poi siamo andate a pranzo fuori. Sinceramente, avrei preferito che mangiasse a casa, così da darle un pranzo sano, ma era molto affamata, così abbiamo optato per una specie di rosticceria lì vicino.

Il resto della giornata è trascorsa abbastanza bene, l’unico inconveniente è stato uno dei due cani, che durante la nostra passeggiata è riuscito a scapparmi e per un quarto d’ora buono l’ho completamente perso. Mi ha preso il panico, e in mente si rincorrevano immagini in cui magari veniva investito da un’auto, o non lo riuscivo più a trovare, e lui magari non riusciva a ritrovare la strada di casa. E invece, alla fine, era proprio lì: dopo una bella corsa nei dintorni, l’ho visto lì col guinzaglio che strascicava, ed una signora che lo chiamava verso di me perché aveva capito che lo stavo cercando. Talmente il sollievo, non l’ho neanche sgridato, l’ho solo abbracciato e mi sono pure messa a piangere come una scema. Purtroppo, giusto perché non era proprio giornata, mi era arrivato anche il ciclo, quindi ero anche iperemotiva, perciò era proprio un attimo che mi mettessi a piangere per strada davanti ad una sconosciuta, che si è allontanata un po’ confusa. Ma tant’è, una figura di cacca dovevo pur farmela prima o poi.

Sono rimasta con Betty fino a sera inoltrata, ho cucinato la cena per tutti e poi, stremata da tutte le corse della giornata, mi sono buttata a letto in compagnia di Breaking Bad. Mi sentivo come un criceto che ha corso tutto il giorno sulla ruota, o meglio, come un criceto che ci ha provato ma si è impigliato e la ruota lo ha trascinato.

La nota estremamente positiva di ieri è stato M., il mio amore, che a fine marzo finalmente verrà qui. Ha detto che gli manco molto, e mi si è stretto il cuore. A dire la verità, mi sono sentita anche un po’ in colpa, ma lui ha insistito affinché non mi sentissi così e che mi concentrassi sui miei obiettivi qui, perché sono importanti. Vuole assolutamente che non molli e che vada avanti come mi ero prefissa, e difatti è proprio ciò che voglio fare. Nonostante senta molto la sua mancanza, so che non sarà così per sempre, e che poi potremo stare di più insieme.

Oggi, per fortuna, è un po’ più tranquilla e ho potuto prendermi un po’ di tempo per me, e per mandare avanti i miei progetti per studiare all’università qui in Svezia.

Domani, invece, finalmente uscirò e mi divertirò con quella che, per ora, è l’unica amica che ho, Gar, la ragazza spagnola conosciuta tramite la precedente au pair. Andremo ad un evento dove ci saranno birra e whisky, e per quanto io non sia proprio una grande bevitrice, apprezzo il fatto di poter finalmente uscire e avere una vita sociale un po’ più ampia.

 

The big cold

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Since yesterday, the snow has covered every angle of the land. This morning I woke up and the first thing I could see was a big, white sheet all over the place. It’s freezing here, but still gorgeous and ethereal, quite breathless. It looks like one of those postcards you send to your family. Today I thought I could enjoy a little more this place and going around, but since the weather is this… mmm, I don’t know.

These days were really calm, I don’t have so much to do: my work consists in taking care of E., 6yo, when she is at home and doing the laundry. And just for a few hours a day. The rest of the time I can do whatever I want, that is great, because when I worked in Italy I never had time for me. But I’m not used to it anymore, so I think I have to find new ways to entertain myself.

One is this blog: I love to share this experience with a lot of people, whether they want to do the same or not. And I love to talk about Sweden. I must admit that this Place is really different, not only from my home, but also from the idea I had about it.

I thought that it was like a fairy tale, with big forests everywhere, and kind people. Instead, the vegetation is not so rich, but there are a lot of big meadows. And… well, Swedish people are a little bit cold. Actually, they are very nice: they always says “Hi” to me, they are very polite. But it’s really, really difficult having a friendship with them because they are pretty close. J. told me that, despite she lives here since 20 years ago, she is still a foreigner for them, they never really accepted her. It’s sad, but it’s true that I have to stay here for one year, not for all my life, so I’m not looking for a friendship, even if I’d be glad to have it. And then, I’m not here all alone, since that I have this family. Plus, I hate

Yesterday, I went to the Emporia, which is a giant Mall. We had to look for a pajama, since that E. is going to have a pajama party tomorrow. I think I have to go back to the Mall, one of these days, so I can buy some clothes, and also because I need to know better this place.

When we were on the road, driving to go back home, it was snowing very much, and the sea was frozen. It was awesome but also scary, the streets were dangerous.

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I was so glad when we finally were at home.

E. was a little disquiet because her mom wasn’t with us: she had to work until late yesterday. But after a while she calmed down and went to bed, and me and Ev. could take some rest.

We were in a good company, since that the dogs were with us.

I love them so much, both of them. They remind me of my dogs, that now are with my parents. I miss them, and the company of these two furry things help me a lot.

Sometimes they come to my bedroom for some cuddles, or to play with me, and despite I could say no, because is my free time, I can’t resist to them.

Soon I will have lunch with Ev. and G., a friend of her. They are both spanish, and I love hearing them speaking their mother tongue, because is very similar to mine.

I hope you enjoyed this post, now I go.

See you soon, and stay tuned! 😉

 

 

 

 

First days

Today was the second day I’m here in Sweden, and it’s pretty awesome.

My host family lives in Malmö, which is in the South of Sweden, in fact the weather is a little warmer. The house is near the sea, and there’s a beautiful view. I always lived in a city, so I’m not used to it, but it’s so relaxing.

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Yesterday I met for the first time E., the little girl that I take care of. She told me she was a little worried about me, because she didn’t know me, but now she likes me, we play together and we have fun.

I’m really lucky because my Swedish family is really welcoming and interested in me, my Country and they help me a lot with the language.

But I know that it’s not always like that: today I met an another au pare girl, and her family is not so good with her. They treat her in a really bed way, so I appreciate more my family.

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Today I went to the city centre. I’ve never been in Malmö before, so I went out with this girl around the city, and she showed me the most interesting places. I saw the “Turning Torso” tower, the Library and the Opera building.

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She also talked to me about Swedish  people, how they are a little cold and very reserved, so it’s not that easy to make friends. She gave me some good advices, like to use some apps or to get some cards for the phone to pay less, etc…

It’s nice having someone who can help you with all this stuff. By the way, this city is really expensive: you have to pay for everything, and I mean everything, even for the supermarket’s parking, and it’s so strage to me, because you don’t have to pay it in Italy. But, you know, we have a lot of other problems, in Italy.

During the weekend I can go outside and do whatever I want, because I don’t have to work for the family. I have no plans yet, but probably I will visit the nearby city.

 

Oggi era il secondo giorno qui in Svezia, ed è fantastico.

La famiglia che mi ospita vive a Malmö, che si trova nel sud della Svezia, infatti il clima è più mite. La casa è vicino al mare, e c’è una vista magnifica. Ho sempre vissuto in città, perciò non ci sono abituata, ma è davvero rilassante.

Ieri ho conosciuto E., la bambina di cui mi occuperò. Mi ha detto che era un po’ preoccupata riguardo a me, perché non mi conosceva, ma ora le piaccio, giochiamo insieme e ci divertiamo.

Sono molto fortunata perché la famiglia che mi ospita è molto accogliente ed interessata a me, al mio Paese e mi aiutano molto con la lingua.

Ma so che non è sempre così: oggi ho conosciuto un’altra au pair, e la sua famiglia non è molto buona con lei. La trattano davvero male, quindi apprezzo ancora di più la mia.

Oggi sono andata nel centro città. Non ero mai stata a Malmö prima d’ora, quindi sono andata in giro con questa ragazza, che mi ha mostrato i posti più interessanti. Ho visto la Torre chiamata “Turning Torso” (che significa Torso rotante, e in effetti somiglia a qualcosa del genere), la Biblioteca e l’edificio dell’Opera. Mi ha anche parlato un po’ degli Svedesi, di come siano un po’ freddi e molto riservati, perciò non è così facile fare amicizia. Mi ha dato qualche buon consiglio, come l’usare delle app o il prendere delle carte telefoniche per pagare meno, ecc…

E’ bello avere qualcuno che ti aiuta con tutta questa roba. Ad ogni modo, questa città è davvero costosa: devi pagare per qualsiasi cosa, ed intendo proprio qualsiasi, perfino per il parcheggio del supermercato, e per me è molto strano, perché in Italia non si paga.

Però abbiamo un sacco di altri problemi in Italia.

Durante il fine settimana posso uscire e fare ciò che mi pare, perché non devo lavorare per la famiglia. Non ho programmi, ancora, ma è probabile che visiterò la città qui vicino.

 

 

Tomber du ciel

 

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È arrivato il giorno della partenza, finalmente. In questo stesso momento sono all’aeroporto, davanti al gate, in attesa che venga aperto.

Questi ultimi giorni sono stati frenetici e ci sono stati gli ultimi preparativi e gli ultimi saluti.

La settimana scorsa, invece, io e M. abbiamo fatto una fuga romantica a Nizza, trascorrendo lì quattro magnifici giorni e celebrando il nostro primo San Valentino insieme. Non ero mai stata a Nizza, e a dire il vero non ho mai avuto occasione di visitare per bene nessuna parte della Francia, mentre lui, essendo francese da parte di madre, ci è stato diverse volte e sa muoversi agevolmente. Mi ha fatto da Cicerone, mostrandomi tutti i luoghi più caratteristici. Abbiamo affittato un appartamento molto carino, che si affacciava proprio sul male, alla Promenade des Angleis. Da lì, potevamo facilmente raggiungere i maggiori punti d’interesse. Nizza, poi, è molto caratteristica, perché ha uno stile sia molto francese, che molto italiano, unendo il meglio delle due culture, ed il paesaggio era magnifico.

È stato davvero molto romantico, e ha dato la possibilità a noi di cementificare il rapporto. D’altronde, stiamo insieme da poco, da soli quattro mesi, è su certi versi stiamo ancora imparando a conoscerci.

Il ritorno a Torino è stato un po’ più stancante della partenza, dato che eravamo emotivamente meno entusiasti, e fisicamente non ci eravamo rilassati molto.

In questi ultimi giorni abbiamo cercato di stare il più possibile insieme, in vista dei mesi di lontananza, e domenica siamo andati ad un pranzo di famiglia insieme. Con l’occasione, mi ha presentata a due sue nonne, a sua madre, con l’attuale compagno e la figlia di lui, ed ai suoi zii. Eravamo in 15, ma solo in tre parlavamo solo italiano, tutti gli altri in francese. Ma sono stati molto accoglienti e calorosi, è in qualche modo ci si riusciva a capire. Questo incontro, però, unito alla gita a Nizza, mi ha fatto capire che forse sarebbe utile prendere qualche lezione di francese.

Lunedì siamo andati a cena fuori, e lì ho mangiato l’ultima pizza italiana prima di partire. Non so se avrò il coraggio di mangiare italiano in Svezia, ho paura che il confronto mi ammazzerebbe. Ma sicuramente assaggerò la cucina locale, provando tutto ciò che offre.

Gli ultimi saluti, sia con M., sia con la mia famiglia ed i miei amici, sono stati abbastanza struggenti. Per fortuna, non ci sono state lacrime, ma poco ci è mancato.

Entro stasera, sarò in un posto totalmente nuovo, in una famiglia che devo imparare a conoscere e a cui spero di piacere, dove la cultura e la lingua sono completamente diversi. E la cosa mi spaventa e mi elettrizza allo stesso tempo.

Mi faccio da sola un grosso in bocca al lupo e vado verso il gate.

 

A presto